MITTELFEST – Le Voci del Sacro

 

Tre formazioni corali, il cui alto livello qualitativo è riconosciuto internazionalmente, hanno aderito alla proposta di MittelFest: tracciare la via che dalla terra porta al cielo. La voce è per eccellenza il tramite della preghiera. Ma sa anche essere uno strumento di godimento terrestre che, rivolto alla sfera celeste, può portare all’estasi.

IL SACRO D’OCCIDENTE / CORO DI RUDA
direttore Fabiana Noro Parte dai discanti della tradizione aquileiese e arriva ai cori virtuali del 40enne compositore americano Eric Whitacre, il programma musicale del coro di Ruda, nella luce e nell’oro della tradizione sacra occidentale.
Domenica 15 luglio / ore 11.30 / Chiesa San Francesco

IL SACRO D’ORIENTE / CORO DEL PATRIARCATO DI MOSCA
direttore Anatoly Grindenko La severità e il fascino del rito religioso ortodosso vibrano e si elevano nelle voci dei 13 coristi del Patriarcato di Mosca. Un ritorno alle radici del canto primitivo russo, lungo le tracce dell’influenza bizantina.
Giovedì 19 luglio / ore 18.00 / Chiesa San Francesco

IL SACRO DELLA RIFORMA

Coro del Friuli Venezia Giulia
direttore Cristiano Dell’Oste
ITALIA

domenica 22 luglio | ore 11.30 | Chiesa San Francesco

Bach e uno dei suoi mottetti – uno dei punti più alti e più noti nel percorso musicale della Riforma protestante – guidano il Coro del Friuli Venezia Giulia nelle scelte che completano la trilogia delle Voci del Sacro. L’escursione musicale della serata si divide poi in due filoni ben distinti: la musica dei figli di Lutero e la musica dell’Inghilterra anglicano-riformista, in un arco che va da Tallis a Britten.

Bach and one of his motets – representing one of the most memorable musical peaks of the Protestant Reformation – open the performance by the Friuli Venezia Giulia Choir which completes the trilogy of Le Voci del Sacro. Musical program then splits in two parts: Lutero’s sons music and postReformation British music, with pieces by componists ranged fron Tallis to Britten.

Il protestantesimo luterano
J. S. Bach, Mottetto Singet dem Herrn BWV 225 a 8 voci
F. Mendelssohn, Warum toben die Heiden op.74 a 8 voci
J. Brahms, “Dem dunkeln Schoss der heil’gen Erde” WoO 20
J. Brahms, Geistliche Lied op.30
J. Rheinberger, Abendlied

Il caso anglicano
T. Tallis, If ye love me
H. Purcell, Hear my prayer o God a 8 voci
B. Britten, Hymn to the Virgin a 8 voci

Un excursus storico che si divide in due filoni ben distinti. La musica dell’Inghilterra anglicano-riformista, e la musica dei figli di Lutero.
Una lunga traiettoria storico-stilistica sul solco della musica sacra protestante. Se in area anglosassone ci furono dei primi passi indecisi e inevitabilmente condizionati dei regnanti di turno
in area tedesca la linea perpendicolare dei secoli non ha mai trovato punti di discontinuità. Dai turbamenti dei compositori inglesi con Thomas Tallis che dovette scrivere musica prima in latino poi in inglese, poi nuovamente in latino, alla solida architettura strutturale e mai indecisa di Bach. Le volte di Westminster Abbey conobbero lo splendore della musica di Henry Purcell, ivi sepolto, così come l’organo della stessa chiesa fu più volte suonato da Felix Mendellsohn, luterano a Londra per qualche anno. Di questi due compositori vengono proposti dei mottetti a 8 voci , così come a 8 voci e doppio coro è il mottetto Hymn to the Virgin di Benjamin Britten, uno degli ultimi compositori anglicani del ‘900.I processi compositivi di tutti i compositori chiamati in causa nel programma del concerto devono tuttavia  ascrivere alla loro cifra stilistica un processo di filiazione dalla musica del rito romano, e ai suoi compositori italiani più conosciuti. Lo stile italiano di Palestrina, il suo rigore contrappuntistico, gli idiomi stilistici veneziani di Cavalli prima e Vivaldi poi, influirono decisamente su qualsiasi forma di musica inglese o tedesca. Se liturgicamente lo scisma fu decisamente sconvolgente, sotto il profilo musicale le connessione e l’eredità della musica cattolica continuo’ a segnare un primato mai messo in discussione.

Il Coro del Friuli Venezia Giulia, si presenta al Mittelfest, per la prima volta, in un programma interamente a cappella. Diretto, per l’occasione, dal suo direttore artistico, Cristiano Dell’Oste, metterà in luce alcuni aspetti della musica sacra tedesca ed inglese. Da Bach, autore molto amato dal coro che ne ha eseguito le pagine più grandi, fino a Britten. Mottetti a doppio coro, e composizioni sostenute dal basso continuo o, come nel caso di Brahms, da un quintetto d’archi. Nelle pagine musicali dove è previsto l’ausilio di strumenti, o di parti solistiche, saranno gli stessi componenti del coro, composto da molti giovani strumentisti diplomati nei Conservatori della regione, ad impreziosirle.

MITTELFEST – Le radici nell’aria

LE RADICI NELL’ARIA

da un’idea di Francesca Archibugi
versi e voce di Pierluigi Cappello
musiche di Battista Lena eseguite da Battista Lena, chitarra; Gabriele Mirabassi, clarinetto; Fulvio Sigurtà, tromba; Enzo Pietropaoli, contrabbasso; Stefano Tamborrino, batteria
con il Coro del Friuli Venezia Giulia
composizione scenica Francesca Archibugi
produzione Mittelfest 2012 in collaborazione con Tucker Film 2012
Le poesie di Pierluigi Cappello sono pubblicate da Crocetti Editore
ITALIA

lunedì 16 luglio | ore 20.00 | Chiesa San Francesco

esclusiva Mittelfest

Un poeta, Pierluigi Cappello (Gemona, 1967), leggerà i propri versi su un palco. La musica di Battista Lena e dei suoi jazzisti cercherà di interpretarne il senso e amplificarne le sfumature. La regista Francesca Archibugi sarà dietro alla macchina da presa. “Il film dovrebbe essere molto semplice ma aperto, per certi aspetti sperimentale. Pierluigi che legge, i musicisti che sudano, il pubblico che ascolta, i tecnici di mix che lavorano assorti, il coro che tiene le pagine in mano. La musica e le parole saranno la cornice del film”.

A poet, Pierluigi Cappello (1967-), reads his work on a stage. Battista Lena and his jazz musicians try to interpret its meaning and amplify its nuances. Director Francesca Archibugi will be filming the whole event. “The film is intended to be very simple but open, in a way experimental. Pierluigi reading, the musicians playing, the audience listening, the sound men bent over the console, the choir holding the sheeets of their scores. The music and words will be the frame of the film.”