Tutti rapiti da Bach in San Domenico

jpg_2459707REGGIO. Tutto per la musica di Bach. E’ l’aspirazione di quanti desiderano ascoltare concerti come quello dell’altra sera in San Domenico organizzato e diretto da Renato Negri per Soli Deo Gloria, con tanti interpreti tra orchestra, coro e solisti. La chiesa traboccava già a diversi minuti dall’inizio prima dei saluti di rito: dapprima di un frate (in quanto la serata era nel festival Francescano), poi di monsignor Tiziano Ghirelli, della musicologa Silva Perucchetti, di un pastore protestante berlinese che ha spiegato non senza passione uno dei brani, la complessa «Cantata Bwv 80» inquadrandola storicamente e nei significati religiosi.  Negri ha guidato con intensità l’orchestra regionale dell’Emilia Romagna duttile e morbida, capace di regalare sonorità ricercate (nonostante l’acustica) e questo per la qualità di alcune delle prime parti: il primo violino Mihaela Costea ed il violoncello impegnato anche come basso continuo di Diana Cahanescu.  E ancora alcuni solisti come la tromba di Matteo Beschi dallo squillo avvolgente: determinate per la riuscita del Magnificat, e gli oboi di Pietro Corna e Massimo Parcianello, strumenti che riescono a cantare in modo mirabile, quando duettano con la voce.  L’hanno dimostrato nell’aria «Quia respexit humilitatem» disegnato con squisito eloquio da Loredana Bigi, voce rotonda, calda, capace anche di pennellare sfumature.  Negri ha presentato il capolavoro bachiano come una composizione ricca e trionfale, le cui arie e cori brevi senza da capo, pur lontano dallo spirito declamatorio degli oratori e delle passioni, presenta forti elementi di spettacolarità: il coro (Omnes generationes) che interrompe l’aria di soprano (Quia respexit), l’esuberanza del coro iniziale e del Gloria finale, «l’esplosione del Fecit potentiam e il tenero e sublime Suscepit Israel…».  Ad assecondarlo insieme all’orchestra, il Coro del Friuli Venezia Giulia preparato da Cristiano dell’Oste, rinforzato nella parte più acuta da alcuni elementi del Coro di voci bianche dell’istituto Peri.  E ancora gli altri tre solisti: il basso Walter Testolini generoso ed espressivo, il contralto Anna Schiatti dalla solida voce brunita e il tenore Luigi Pagliarini, capace di penetrare con sentimento i suoi versi di questa preghiera tutta femminile: «Deposuit potentes de sede et exaltavit humiles» («ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili»), unica eccezione insieme alla parole del basso («Quia fecit mihi magna qui potens est»): nel Magnificat entra in gioco come in questo caso la «potenza» di Dio, e la voce di Maria assume toni maschili.  Il successo della serata è stato sottolineato da copiosi applausi per i protagonisti e il dono di stupende rose bianche per tutte le ragazze e le bambine.

(Giulia Bassi – Gazzetta di Reggio 03 ottobre 2010)