Bacalov, musica che commuove

L’Estaba la madre e a Misa Tango toccanti
nel sincretismo stilistico del loro compositore

Il Gazzettino – Martedì 31 Dicembre 2009

L’attività della fondazione “Luigi Bon” si è arricchita, per la proposta musicale, di un tassello importante, costituito dal concerto di musiche del compositore Luis Bacalov al “Giovanni da Udine” (ieri replicato al Rossetti di Trieste), assai affollato per l’occasione, che ha ospitato l’iniziativa.
Una sinergia produttiva complessa che ha reso possibile la realizzazione, in forma oratoriale, di parti dell’opera “Estaba la madre” e “Misa Tango”. Due affreschi lirico-sinfonici, questi, che siglano la maturità compositiva di Bacalov.
Infatti è l’ecclettismo che connota la poetica storica di un autore da sempre disponibile ad esperimenti multilinguistici, aperto alle soluzioni più adatte a creare, soprattutto, climax emotivi di grande efficacia. Dirigeva lo stesso Bacalov l’”Orchestra Mitteleuropea” e il “Coro del Friuli Venezia Giulia” istruito da Cristiano Dell’Oste. Sei cantanti e un bandoneon solista costituivano il cuore pulsante delle musiche: il soprano Anna Kraynikova, i mezzosoprano Anna Malavasi e Giuseppina Bridelli, i baritoni Elia Campolo, William Corrò, il basso Alexey Yakimov e il bandoneonista Gianni Iorio.
Intrigante accostare due opere-paradosso nel senso che “Estaba la madre” è definito dallo stesso autore uno “Stabat Mater laico”, poiché narra dell’infinito dolore delle “madri di Plaza de Mayo” che scontarono (e scontano) sulla loro pelle la criminale tragedia della dittatura argentina (1976-1983), mentre la “Misa Tango” è, musicalmente, una vera e propria struttura di “Ordinarium missae” in cinque parti: Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Agnus Dei. La cultura religiosa ebraica di Bacalov non gli ha impedito attenzione e sensibilità nei confronti della musica “cattolica”.
Ma sempre nel segno del sincretismo stilistico: ritmi sudamericani mescolati e momenti giubilanti (Gloria) rendevano colorate soluzioni musicali che diventavano di straordinaria intensità ed eleganza lirica in parti come il Credo (tempo di Milonga Condombe, bissato a gran richiesta a fine concerto) e il rarefatto, bellissimo Agnus Dei. Momenti assai toccanti, nel segno di una scrittura “pittorica” resa con correttezza dall’orchestra e dal coro, magnificata da belle voci e da un bandoneon intenso e coinvolgente hanno commosso il pubblico, lungamente plaudente, con brani da “Estaba la madre”. Marco Maria Tosolini