Il dolore e la gioia con Bacalov

Applausi al concerto diretto dal maestro argentino

Il Messaggero Veneto – 31 dicembre 2009

Parlano, raccontano, piangono, combattono, le donne di Plaza de Mayo. Ricordano, attraverso la musica di Luis Bacalov, quei figli, mariti, compagni desaparecidos, cancellati dal mondo dal regime militare argentino del ’76. Sul palco del teatro Nuovo – grazie alla Fondazione Bon – rievocano le loro dolenti storie, le affidano alla scrittura evocativa del maestro di Buenos Aires, sospinte dallo struggente filo sonoro del bandoneon di Gianni Iorio. Ed è lo stesso Bacalov sul podio, a raccoglierle, preziose e toccanti testimonianze di un capitolo nero di una storia tenuta viva e non dimenticata. Estaba la Madre, eseguita in forma oratoriale (e non integrale), contrappone il pudore e la dignità alla spietatezza, il silenzio al dolore, la ferocia al bisogno di giustizia e verità. Sentimenti veicolati dalla musica, esplicita e sommessa, ora malinconica, ora violenta, e affidata alla puntuale esecuzione dell’Orchestra Mitteleuropea.
Le storie drammatiche di Sara, Juana, Angela, collezionate in questo “Stabat Mater laico” restano sospese, presenti, cariche di struggente tensione, affidate alle belle voci del soprano Anna Kraynikova e dei mezzosoprani Anna Malavasi (che si distingue per l’espressività della timbrica e dell’interpretazione) e Giuseppina Bridelli. Storie amplificate nel pathos dal Coro del Friuli-Venezia Giulia (preparato da Cristiano Dell’Oste) e a cui fanno da controaltare le imprecazioni dei generali, portati in scena dai baritoni Elia Campolo e William Corrò e dal basso Alexey Yakimov. Sono affreschi, piccoli quadri, pensieri catturati, spazi della memoria dove la musica popolare argentina, il tango, il folklore messicano, le influenze ebraiche e quelle classiche si intrecciano e sposano in un crescendo emotivo, forse non sempre assecondato appieno dagli esecutori sul palco. Una vis e una intensità maggiormente espresse nella suggestiva Misa Tango, dove sia l’Orchestra, sia il Coro si fanno più convincenti, in un amalgama sonoro di grande impatto. Il tango diventa lo strumento della sacralità, il bandoneon, «con i suoi struggimenti sublimati, il piccolo uomo di Buenos Aires davanti al mistero dell’Universo». Nella liturgia di Bacalov c’è tutto: la sofferenza, gli interrogativi della fede, ma soprattutto la gioia. Una gioia che esplode nel possente Gloria e nel luminoso Credo, una milonga festosa, accompagnata da allegre percussioni. L’anima latina ne esce con forza, e non mancano gli accenti più malinconicamente melodici, affidati ai solisti Anna Malavasi e Alexey Yakimov, entrambi ben calati nella partitura e tesi a valorizzarne il tratto lirico.
Grandi applausi al termine da parte del teatro gremito (presente anche la conduttrice e giornalista tv, Alda D’Eusanio) e per bis di nuovo il Credo.
Mariateresa Bazzaro