«Il mio concerto per la pace tra le fedi»

Messaggero Veneto — 29 dicembre 2009   pagina 08   sezione: UDINE

di MICHELE MELONI TESSITORI AMICI «Vi conosco bene: il mio maestro di coro era friulano» Una messa ecumenica che coinvolge tutti, una partitura che dà voce alla sofferenza personale e porta una parola di pacificazione nel confronto etico che a volte ancora divide le religioni nel mondo. C’è anche questo auspicio nella laica Misa Tango che il maestro Luis Bacalov eseguirà questa sera al Giovanni da Udine, alle 20.45, al Teatro Nuovo, e domani a Trieste (alle 20.30) al Politeama Rossetti. Il musicista premio Oscar per la colonna sonora del film Il Postino dirigerà oltre 130 artisti tra i componenti l’Orchestra Mitteleuropea e il Coro del Friuli Venezia Giulia e aprirà il concerto con un’altra sua opera, Estaba la Madre, con la quale ha onorato il coraggio delle madri della Plaza de Mayo e la memoria dei trentamila desaparecidos, le vittime della dittatura militare argentina. La doppia esibizione del maestro argentino in Friuli Venezia Giulia, momento culminante delle manifestazioni per le festività nel passaggio dal 2009 al nuovo anno, è stata resa possibile dall’impegno di Fondazione Bon, Regione, Teatro Nuovo e Rossetti, dall’Emilia Romagna Festival e da sostenitori quali la Fondazione Crup, la ditta Bernardi e la Confindustria di Udine (info e prevendite 0432-543049 o 0432-505745). Sul palco saliranno anche i solisti Gianni Iorio al bandoneon, Anna Kraynikova soprano, Anna Malavasi e Giuseppina Bridelli mezzosoprani, Elia Campolo baritono, William Corrò baritono, Alexey Yakimov basso. Abbiamo raccolto le impressioni del maestro alla vigilia di un suo graditissimo ritorno in Friuli. «In questa terra sono venuto piú volte e sono sempre stato accolto in modo fantastico – ci dice –. Vi ritorno molto volentieri». E ci rivela di avere conosciuto i friulani «in un tempo lontano: il coro in cui cantavo da ragazzino in Argentina era diretto da un friulano. Quanto a Trieste, basti il fatto che uno dei miei amici piú cari è il regista Franco Giraldi. Come vede ho legami quasi fraterni anche in questa parte del mondo». Bacalov porta con orgoglio la sua condizione di cittadino a cavallo tra i continenti, cui sente di appartenere con la stessa intensità: «Sono una somma di esperienze: l’Argentina e l’Italia, dove vivo ormai da tanti anni, sono i soli luoghi nei quali non provo il senso dello spaesamento». L’Italia è una patria: «Ho vissuto a lungo in Francia, dove conservo grandi amicizie, ma non mi sono mai sentito francese. Dopo quattro settimane che ero in Italia mi ero già scordato di non esservi nato». La prima opera che andrà in scena stasera al Giovanni da Udine (con replica domani al Rossetti di Trieste) è un omaggio dolente al coraggio delle madri della Plaza de Mayo, ai trentamila mila desaparecidos : «Sono nato a Buenos Aires, una tra le città piú ibride del mondo, e non mi sono mai voluto mettere una maschera – ha dichiarato recentemente il maestro in un’intervista in cui piú si è aperto ai ricordi dolorosi della madre patria –. Il risultato è quest’opera che mi somiglia: mi piace la musica popolare argentina, il tango, ma anche Stravinskij o Debussy». Estaba la Madre è una messa laica, che attraverso l’intreccio di piú esistenze mostra il coraggio delle madri e delle nonne di Plaza de Mayo alla ricerca dei loro figli scomparsi. Chiediamo al maestro se questo rievocare il passato sia anche un incoraggiamento a guardare al futuro con un senso di rinnovata speranza: «Certamente il fatto che il mio Paese sia uscito dall’incubo della dittatura militare è un segno di incoraggiamento e sono fiero che ciò sia stato possibile grazie a un processo sociale che ha di fatto isolato i militari e riportato l’Argentina alla normalità politica. Per quanto riguarda il futuro, pur consapevole che questi sono stati anni di crescita dopo uno spaventoso tracollo economico, non ho segnali di ottimismo. Ci sono ancora aspetti un po’ adolescenziali della cultura argentina che non consentono una crescita ponderata e, soprattutto, prudente. Spero di sbagliare». L’altra opera in scena al Teatro Nuovo è, come anticipato, la Misa Tango , una messa elaborata per grande orchestra e coro. I critici piú autorevoli parlano di ritmi di un ballo frenetico e sensuale “contaminati” dalla religione e cosí il tango diventa una messa. Bacalov in un’intervista ha ammesso, lui, di origine ebraica e senza il dono della fede, di avere voluto fare «una messa ecumenica, che coinvolga tutti, chi crede in un solo Dio e chi non crede affatto, ma sente il bisogno di una riflessione». In quella partitura l’autore ha messo «non la fede, ma la mia sofferenza». Con un impegno etico alla pacificazione tra le religioni: «È profondamente assurdo dividersi», ci ha detto, augurandosi che anche la musica dispiegata dai teatri del Friuli Venezia Giulia possa contribuire all’incontro.