Teatro Bon, un modello per la cultura

Messaggero Veneto — 06 ottobre 2009   pagina 07   sezione: UDINE

di NICOLA COSSAR UDINE. Trio Mondrian, Giovanni Sollima, Luis Bacalov, Jan Simon, Mnozil Brass, i Solisti di Salisburgo, Aziza e James Galway per la musica, Zuzzurro & Gaspare, Maddalena Crippa, Erri De Luca, Alessandro Bergonzoni e Stefano Benni per la prosa. Se soltanto guardiamo ai nomi, la stagione 2009-10 della fondazione Bon – che parte il 22 ottobre – si preannuncia formidabile. Sembrerà paradossale, eppure non è questo il dato più importante che la nuova sfida del piccolo grande teatro di Colugna evidenzia. La sfida vera – come ha rimarcato con grande soddisfazione l’assessore regionale alla cultura Roberto Molinaro durante la presentazione – è un’altra: in un periodo di vacche magre (magrissime per la cultura) esistono e vanno avanti con grande dignità e fior di risultati alcune realtà di eccellenza che non stanno necessariamente nei capoluoghi di provincia, ma in un Hinterland dove hanno saputo affermarsi poggiando il proprio operato sulla qualità della proposta didattica e formativa (rivolta ai giovani, alla scuola e al disagio sociale) e sulla collaborazione con altre importanti istituzioni e organizzazioni del territorio (Ert, Carniarmonie, Polifonico di Ruda, Coro del Friuli Venezia Giulia e Orchestra Mitteleuropea, ma anche con Udin&state) per riuscire a mettere insieme e realizzare progetti di alto profilo. «Di questo la cultura regionale ha bisogno – ha detto Molinaro –, di un esempio paradigmatico, come il Bon e pochi altri, di organizzazione e di collaborazione, mettendo a frutto conoscenze e capacità gestionali comuni, tracciando una precisa rotta di crescita. La strada è e deve essere questa». Al Bon la strategia non è nuova, fa parte del suo Dna, ben radicato nella storia e nella tradizione friulane, nell’operosità e nella lungimiranza dei fondatori, nel costante e quotidiano lavoro di tutto lo staff di Colugna, sempre sostenuto con entusiasmo e concretezza dal Comune. Lo hanno ribadito, con soddisfazione, il presidente della stessa Fondazione Bon, Luciano Di Bernardo, e il sindaco Mario Pezzetta, ricordando che una dimensione più distrettuale, extracomunale, ma con perno sempre fisso a Colugna, è quella che oggi più si addice alla Fondazione e alla sua attività, da decenni e decenni impegnata a dialogare con le realtà contermini e a diversificare ulteriormente il suo già amplissimo ventaglio di proposte formative, didattiche e culturali che vanno dalla scuola alla musica, dalla prosa alla danza, dal teatro alle (benemerite) iniziative che si occupano del disagio. Questa la bellissima cornice del cartellone presentato ieri nella sede udinese della Regione dal direttore artistico del Bon Claudio Mansutti e dal direttore dell’Ert Renato Manzoni. Da segnalare, per la loro particolarità, le date di Sollima e di Bacalov: il grande compositore e violoncellista si esibirà assieme all’Orchestra Mitteleuropea e al Coro Polifonico di Ruda in un programma che comprende musiche sue e di Schumann, mentre il maestro argentino, con i due ensemble, presenterà Estaba la madre e la singolare e attesissima Missa Tango . Per chi ama i fiati arrivano i fenomenali Mnozil Brass (prenotazioni anche dall’estero per questi pazzi !), chi cerca invece il fascino del pianismo, della vocalità e della musica del mondo (classica, etnica, jazz) ecco il grande ritorno della geniale azera Aziza, mentre è imperdibile l’appuntamento con il gigante del flauto Sir James Galway, in concerto con la moglie Jeanne e con la European Union Chamber Orchestra. Non dimentichiamo naturalmente il Trio Mondrian (in un programma che comprende Beethoven, Bernstein eBrahms) e i Solisti di Salisburgo, qui in sestetto per la rara e bellissima opera 36 di Brahms. Felicissimo della collaborazione con il Bon si è detto Renato Manzoni («questa è la 22ª stagione dell’Ert»), il quale ha spiegato come si siano calibrati (evitando concomitanze con altre stagioni) gli spettacoli del cartellone intitolato Follie in musica : dai cabaret greatest hits di Zuzzurro & Gaspare all’omaggio al futurismo con Somaglino e i Mikrokosmos, dal Gaber secondo Maddalena Crippa e Provando “In nome del padre” di Erri de Luca, fino al torrenziale Nel di Bergonzoni e al Viaggio intorno a Monk di Stefano Benni. Una degna chiusura per una stagione che giostrerà attorno al teatrino di Colugna, ma anche all’auditorium di Pagnacco (Sollima, Galway e Bergonzoni) e al Giovanni da Udine (Bacalov). Da parte nostra aggiungiamo un ultimo aspetto che marginale non sarà mai: l’attenzione per le esigenze degli anziani e dei bambini: anche a loro la Fondazione di Colugna continua ad offrire un piccolo cartellone, con le cinque date delle Domeniche al Bon e con i sei spettacoli di Bim Bum Bon . Proprio perché cultura significa territorio, significa memoria e attenzione, incontro e crescita. Insieme.