Debutto della Cappella Regiensis nel segno del rigore e della passione

la Gazzetta di Reggio — 05 ottobre 2009   pagina 46   sezione: CULTURA E SPETTACOLI

  REGGIO. «L’uomo che non ama la musica – diceva Martin Lutero – è uno zoticone. Perché la musica è un dono, bello e prezioso». Parole come queste sono state pronunciate da un pastore protestante berlinese nella Chiesa di San Domenico, prima dell’esecuzione di due Cantate (BWV 106 e 199) e due Mottetti (BWV 229 e 225) di Bach. Un concerto che ha segnato il primo atto della neonata Capella Regiensis diretta da Renato Negri, anche maestro al cembalo. Con loro il Coro del Friuli Venezia Giulia diretto da Cristiano dell’Oste e quattro solisti: Alice Borciani soprano, Letizia Verzellesi contralto, Luigi Pagliarini tenore, Marcin Wolmer basso.  A parte l’esplicito affondo luterano, il pastore si è soffermato sulla grandezza di Bach. Ma quando si parla di lui i pensieri sulla musica trovano come complemento un profondo afflato religioso che da una parte permea di umana emotività la sua opera e nel contempo la trasporta in un mondo astratto. Da qui il fascino che musicisti, come Renato Negri, provano per il Kantor, tanto da intitolare la rassegna musicale reggiana «Soli Deo Gloria».  Il concerto dell’altra sera si qualificava come momento culminante dell’articolata manifestazione in quanto era una vera e propria produzione, come è avvenuto l’anno scorso con l’esecuzione della «cattolica» Missa in Si minore. Quest’anno si è andati ancor più nel cuore dell’opera di questo compositore, in quanto le Cantate che rientrano nella visione protestante e luterana, racchiudono una carica di spiritualità che esige precisi colori. Un confronto coraggioso, affrontato con entusiasmo ed un impegno senza pari per un elevato obiettivo rispetto al quale l’orchestra, parimenti al direttore, si è sentita investita in tutti i componenti a partire da Patxi Montero, viola da gamba, e con lui il gruppo con Marco Ariani sempre generoso, Matteo Malagoli concentratissimo. Inoltre la liutista Francesca Torelli, l’oboista Stefano Vezzani che snocciolava perle. Tanta grazia hanno espresso i violinisti con la giovane reggiana Clara Fanticini. Cantava molto l’orchestra in sintonia con il coro: da sottolineare la superba fuga del Mottetto op.225 e il bel contrasto con il primo coro che canta un’aria in alternanza con le frasi del Corale cantato dal secondo coro. O quando, nel Mottetto BWV 229, i due cori si uniscono in un’unica esortazione che si concretizza nella frase «Komm Jesu Komm». Una prova convincente è stata offerta dalle voci. Ha superato lo scoglio anche il soprano Alice Borciani nella difficile Cantata BWV 199 «Il mio cuore è immerso nel sangue». La generosa acustica della chiesa ha fatto il resto. Copiosi applausi per tutti. Giulia Bassi