Le Cantate Sacre VIII

Sabato 3 ottobre 2009 – ore 21
Reggio Emilia – Circoscrizione Centro Storico
Chiesa di San Domenico – piazzale San Domenico

Domenica 11 ottobre 2009 – ore 11.30
Udine – Chiesa di Santa Maria in Castello

Le Cantate sacre VIII – J.S. Bach

Singet dem Herrn ein neues Lied BWV 225
Mein Herze schwimmt im Blut BWV 199
Gottes Zeit ist die allerbeste Zeit „Actus Tragicus” BWV 106
Komm Jesu Komm BWV 229
Alice Borciani soprano
Cristina Calzolari contralto
Luigi Pagliarini tenore
Markus Volpert basso

Coro del Friuli Venezia Giulia
Capella Regiensis: solisti, ensemble vocale e strumentale

Renato Negri maestro di concerto
Cristiano Dell’Oste maestro del coro

Il Concerto di Reggio Emilia è dedicato alla memoria di Maria Grazia Malagoli in Simonazzi

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locandina reggio 2009

Sabato grande emozione e successo per l’esordio della formazione in San Domenico

Nuova energia con Cappella Regiensis

DANIELA IOTTI – Giornale di Reggio 05 ottobre 2009

L’ESORDIO della Cappella Regiensis sabato sera nella ritrovata cornice della Chiesa di San Domenico (un potenziale auditorium con i dovuti riassetti per una resa acustica funzionale in tutto il suo spazio) ha confermato come la città sia ricca di energie e di professionalità e sappia elevarsi ad elevati livelli artistici se solo voglia guardarsi attorno e valorizzare le proprie forze. Musicisti nati e formatisi a Reggio o legati in qualche modo alla città hanno costituito, grazie all’entusiasmo e alla tenacia di Renato Negri e al sostegno di forze economiche (l’imprenditore Paolo Simonazzi e la Banca popolare dell’Emilia Romagna), espressione di un mecenatismo modernamente reinterpretato, una Cappella musicale che potrà costituire senza ombra di dubbio il nucleo di una futura orchestra. Il concerto, all’interno della rassegna Soli Deo Gloria e dedicato alla memoria di Maria Grazia Malagoli in Simonazzi, ha proposto un programma interamente costituito da musiche di J. S. Bach e incentrato, anche in ragione della dedica, sulla cantata BWV 106 Gottes Zeit ist die allerbeste Zeit (Il tempo di Dio è il tempo migliore) denominata Actus Tragicus, ovvero sul tema della morte che assume nella religione luterana connotati di gioia e serenità, connessi al senso di rinascita e nuova vita. Una visione di Dio come Padre misericordioso e accogliente che si differenzia da quella del Dio giudice, terribile e implacabile, nonché dal senso cupo e tragico della morte, propri della religione cattolica. Nonostante il tema funebre arie e recitativi carichi di seduzione sonora, di slancio vitale, di giubilo festoso e l’evocazione, attraverso il testo poetico, parafrasi di passi del vangelo, di immagini struggenti e appassionate che delineano un rapporto tra uomo e dio di calda cordialità. Così la Cantata BWV 199, Mein Herze schwimmt im Blut (Il mio cuore è immerso nel sangue), in cui il virtuosismo vocale del soprano va a toccare affetti ed emozioni che travalicano l’ambito sacro evocando umori mondani oltre che celestiali. Alice Borciani, giovanissima interprete diplomatasi in canto all’istituto “Peri” e nel pieno di una brillante carriera internazionale, ha saputo trasmette il senso di appassionato trasporto e di delicata seduzione attraverso una vocalità tecnicamente eccellente, una dizione curata e un timbro naturalmente bello e cristallino. Di valore anche gli altri solisti vocali impegnati nell’Actus Tragicus, Letizia Verzellesi, Luigi Pagliarini e Markus Volpt. Due mottetti ad otto voci in doppio coro, BWV 229, Komm, Jesu komm e BWV 225, Singet dem Herrn ein neues Lied (Cantate al signore un canto nuovo), completavano l’impegnativo programma. Grande prova dal Coro del Friuli Venezia Giulia, preparato a Cristiano del’Oste nella rinnovata collaborazione con Reggio dopo la felice esperienza dello scorso anno con la Messa in si minore di Bach (il concerto verrà replicato a Udine). La Cappella Regiensis, sotto la direzione di Renato Negri, ha mostrato un perfetto equilibrio d’insieme, cura del suono, e della pregnanza timbrica esaltata dagli strumenti antichi; autentici solisti riuniti nel tutti o distribuiti nel continuo o ancora solisti nelle arie concertanti. Patxi Montero, viola da gamba; Francesca Torelli, Tiorba; Stefano Vezzani, Oboe; e ancora i flauti dolci di Pietro Mareggini e Luca Scarpa; i violini di Sebastiano Airoldi e Chiara Fanticini; completando con Matteo Malagoli, Marco Ariani, Pasquale Massaro e Primo Iotti all’organo. Grande risultato e grande emozione del numeroso pubblico, letteralmente entusiasta, bis fedele al tema bachiano con il celebre corale Ein Feste Burg ist unser Gott (Una solida fortezza è nostro Signore).

Teatro Bon, un modello per la cultura

Messaggero Veneto — 06 ottobre 2009   pagina 07   sezione: UDINE

di NICOLA COSSAR UDINE. Trio Mondrian, Giovanni Sollima, Luis Bacalov, Jan Simon, Mnozil Brass, i Solisti di Salisburgo, Aziza e James Galway per la musica, Zuzzurro & Gaspare, Maddalena Crippa, Erri De Luca, Alessandro Bergonzoni e Stefano Benni per la prosa. Se soltanto guardiamo ai nomi, la stagione 2009-10 della fondazione Bon – che parte il 22 ottobre – si preannuncia formidabile. Sembrerà paradossale, eppure non è questo il dato più importante che la nuova sfida del piccolo grande teatro di Colugna evidenzia. La sfida vera – come ha rimarcato con grande soddisfazione l’assessore regionale alla cultura Roberto Molinaro durante la presentazione – è un’altra: in un periodo di vacche magre (magrissime per la cultura) esistono e vanno avanti con grande dignità e fior di risultati alcune realtà di eccellenza che non stanno necessariamente nei capoluoghi di provincia, ma in un Hinterland dove hanno saputo affermarsi poggiando il proprio operato sulla qualità della proposta didattica e formativa (rivolta ai giovani, alla scuola e al disagio sociale) e sulla collaborazione con altre importanti istituzioni e organizzazioni del territorio (Ert, Carniarmonie, Polifonico di Ruda, Coro del Friuli Venezia Giulia e Orchestra Mitteleuropea, ma anche con Udin&state) per riuscire a mettere insieme e realizzare progetti di alto profilo. «Di questo la cultura regionale ha bisogno – ha detto Molinaro –, di un esempio paradigmatico, come il Bon e pochi altri, di organizzazione e di collaborazione, mettendo a frutto conoscenze e capacità gestionali comuni, tracciando una precisa rotta di crescita. La strada è e deve essere questa». Al Bon la strategia non è nuova, fa parte del suo Dna, ben radicato nella storia e nella tradizione friulane, nell’operosità e nella lungimiranza dei fondatori, nel costante e quotidiano lavoro di tutto lo staff di Colugna, sempre sostenuto con entusiasmo e concretezza dal Comune. Lo hanno ribadito, con soddisfazione, il presidente della stessa Fondazione Bon, Luciano Di Bernardo, e il sindaco Mario Pezzetta, ricordando che una dimensione più distrettuale, extracomunale, ma con perno sempre fisso a Colugna, è quella che oggi più si addice alla Fondazione e alla sua attività, da decenni e decenni impegnata a dialogare con le realtà contermini e a diversificare ulteriormente il suo già amplissimo ventaglio di proposte formative, didattiche e culturali che vanno dalla scuola alla musica, dalla prosa alla danza, dal teatro alle (benemerite) iniziative che si occupano del disagio. Questa la bellissima cornice del cartellone presentato ieri nella sede udinese della Regione dal direttore artistico del Bon Claudio Mansutti e dal direttore dell’Ert Renato Manzoni. Da segnalare, per la loro particolarità, le date di Sollima e di Bacalov: il grande compositore e violoncellista si esibirà assieme all’Orchestra Mitteleuropea e al Coro Polifonico di Ruda in un programma che comprende musiche sue e di Schumann, mentre il maestro argentino, con i due ensemble, presenterà Estaba la madre e la singolare e attesissima Missa Tango . Per chi ama i fiati arrivano i fenomenali Mnozil Brass (prenotazioni anche dall’estero per questi pazzi !), chi cerca invece il fascino del pianismo, della vocalità e della musica del mondo (classica, etnica, jazz) ecco il grande ritorno della geniale azera Aziza, mentre è imperdibile l’appuntamento con il gigante del flauto Sir James Galway, in concerto con la moglie Jeanne e con la European Union Chamber Orchestra. Non dimentichiamo naturalmente il Trio Mondrian (in un programma che comprende Beethoven, Bernstein eBrahms) e i Solisti di Salisburgo, qui in sestetto per la rara e bellissima opera 36 di Brahms. Felicissimo della collaborazione con il Bon si è detto Renato Manzoni («questa è la 22ª stagione dell’Ert»), il quale ha spiegato come si siano calibrati (evitando concomitanze con altre stagioni) gli spettacoli del cartellone intitolato Follie in musica : dai cabaret greatest hits di Zuzzurro & Gaspare all’omaggio al futurismo con Somaglino e i Mikrokosmos, dal Gaber secondo Maddalena Crippa e Provando “In nome del padre” di Erri de Luca, fino al torrenziale Nel di Bergonzoni e al Viaggio intorno a Monk di Stefano Benni. Una degna chiusura per una stagione che giostrerà attorno al teatrino di Colugna, ma anche all’auditorium di Pagnacco (Sollima, Galway e Bergonzoni) e al Giovanni da Udine (Bacalov). Da parte nostra aggiungiamo un ultimo aspetto che marginale non sarà mai: l’attenzione per le esigenze degli anziani e dei bambini: anche a loro la Fondazione di Colugna continua ad offrire un piccolo cartellone, con le cinque date delle Domeniche al Bon e con i sei spettacoli di Bim Bum Bon . Proprio perché cultura significa territorio, significa memoria e attenzione, incontro e crescita. Insieme.