Don Pasquale e Norina, seduzioni e divertimento di classe

UDINE. L’amore del pubblico udinese per l’opera italiana l’altra sera è riuscito a richiamare un gran numero di spettatori. Per assistere alla prima del Don Pasquale di Gaetano Donizetti, dramma lirico in tre atti su libretto di Giovanni Ruffini, piazza Duomo – prima tappa del circuito 2009 che porterà la compagnia del Carro di Tespi a Zagabria, Pordenone, Latisana e Venzone – era gremitissima. Protagonisti dell’evento, svoltosi sotto la regia di Francesco Bellotto e con maestro concertatore Alfredo Barchi, sono stati l’Orchestra della Società Filarmonia, il Coro del Friuli Venezia Giulia (preparato da Fabiana Noro), il giovanissimo soprano pugliese Daniela Degennaro (Norina), il tenore Francesco Paolo Panni (Ernesto), il basso Eugenio Leggiadri Gallani (Don Pasquale), il baritono Massimiliano Fichera (il dottor Malatesta) e il tenore Badì Scarpa (il notaio). Ballerini-mimi del Fvg Ballet Company coreografati da Nicoleta Iosifescu. Il Don Pasquale , di ispirazione rossiniana, presenta una vicenda tutta giocata sull’inganno dell’anziano che non accetta il proprio declino (in questo il tema pare davvero molto attuale) e si fa coinvolgere in un possibile matrimonio con una giovane apparentemente casta e pura, ma che si rivela poi essere dispotica e prepotente. Don Pasquale, infatti (proposto da un brillantissimo Leggiadri Gallani), è un ricco scapolo, zio di Ernesto, un evanescente Panni, che a sua volta è innamorato di Norina (una grande Degennaro), giovane e bella, ma, quanto lui, squattrinata. Don Pasquale vorrebbe che Ernesto, erede delle sue sostanze, si accasasse con donna di sostanza, ma Ernesto non vuole e conferma il suo amore per Norina. Di fronte a cotal rifiuto, Don Pasquale decide, nonostante l’età (è settantenne), di sposarsi e perciò si confida con il suo amico dottor Malatesta (un Fichera piuttosto dimesso), medico di famiglia, che però tiene bordone a Ernesto e a Norina essendo anche loro amico. Il dottor Malatesta architetta un inganno, spacciando Norina per sua sorella Sofronia, che seduce Don Pasquale e lo convince a sposarla davanti a un falso notaio. Una volta maritata, Sofronia diventa insopportabile, dispotica e spendacciona, finché, esasperato dai maltrattamenti della giovane moglie e in preda alla disperazione perché presume che ella abbia un amante, Don Pasquale decide di richiamare in casa Ernesto e Norina. E così, quando si accorge che quest’ultima è Sofronia e l’inganno viene svelato, egli apprende la lezione e benedice i due giovani e la loro unione. Nella divertente vicenda non si può fare a meno di ammirare le doti sceniche e vocali dell’anziano Don Pasquale, a cui Gallani dà una voce sempre ben calibrata e di perfetta dizione: ammirevole il concitato dell’ Aspetta, aspetta cara sposina , di bel timbro e ottima intonazione. Norina, poi, è impersonata da una Daniela Degennaro di grandi doti vocali, di emissione intensa e vibrata e, nonostante la giovanissima età, di forte presenza scenica, che riesce in ogni momento a penetrare la dimensione psicologica del personaggio. Meno convincenti invece gli altri due protagonisti della vicenda, il dottor Malatesta ed Ernesto. Fichera e Panni, infatti, nonostante i brillanti curriculum esibiti, paiono piuttosto evanescenti nella loro prestazione, con problemi di omogeneità vocale. Fichera in alcuni punti, vedi Voi sapete se l’Ernesto , denuncia una certa difficoltà nel registro grave, mentre Panni mostra una voce a volte ingolata e qualche problema di intonazione, come nel duetto Tornami a dir che m’ami. L’Orchestra di Filarmonia, ben diretta dall’espressivo gesto di Barchi, riesce sempre, a parte qualche smagliatura iniziale dell’intonazione, a interloquire con efficacia e misura con i protagonisti, mentre il Coro del Fvg, perfettamente istruito da Fabiana Noro, si rivela come sempre di ottimo livello. Belli i costumi di Emmanuela Cossar e la scenografia di Michele Galliussi, bravi i ballerini del Fvg Ballet Company. Uno spettacolo di estrema gradevolezza, quindi, che merita ai protagonisti tutti i prolungati e sinceri applausi del pubblico friulano. Sergio Zolli