Matthäus Passion: intensa esecuzione e duomo gremito

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TOLMEZZO. Gremito il duomo di Tolmezzo per l’esecuzione della Matthäus Passion BWV 244 di Johann Sebastian Bach. Un concerto ormai tradizionale, nato dalla collaborazione tra il Comitato di San Floriano e Carniarmonie per gli eventi correlati alle mostre di Illegio, che commenta quest’anno, naturalmente, il tema della rassegna in corso, Apocrifi. Memorie e leggende oltre i Vangeli, con un’opera di monumentale portata. Dopo l’esecuzione nel 2007 del Requiem di Verdi, e l’anno scorso della Missa Solemnis in re maggiore di Beethoven, tocca dunque alla summa bachiana risuonare nella navata del duomo tolmezzino. Impianto corale e orchestrale distribuito per un’opera pensata per doppio coro e doppia orchestra, sotto l’abside il Coro del Friuli Venezia Giulia, la Domkantorei di Graz, il Piccolo Coro Artemìa di Torviscosa e l’Orchestra Solamente Naturali di Bratislava. Tre paesi della Mitteleuropa: Italia, Austria e Slovacchia, uniti nel dar voce al misticismo intenso – ineguagliabile messaggio di fratellanza universale – custodito nell’elevatissimo lavoro del Director Musices di Lipsia.
Direzione affidata al maestro Paolo Paroni, colto ed espressivo sempre, limpido e preciso interprete nella difficile condotta delle articolate parti, poetico nel forte crescendo drammaturgico dell’opera. Con un continuo sentimento d’intesa ricreato nella gestione dei variegati organici, per una Passio impregnata di simboli, di descrizioni sonore, di enigmi numerici, la forte personalità di Paroni, in empatia con i cori, i solisti e l’orchestra, imprime una lettura dell’opera tutta di valida resa. Merito della coesione e dell’unità stilistica mantenute, nella complessa struttura dialogica che già in apertura si manifesta tra i cori in Kommt, ihr Töchter, helft mir klagen, denso di austeri interrogativi, per poi imperniarsi in un universo di ruoli, scenari e figure di profondità sublime.
Capaci e molto apprezzati i cori, con quello del Friuli Venezia Giulia efficace nelle alterne dinamiche e nelle rese espressive della narrazione, sostenuto a dovere dai cantanti della Domkantorei di Graz e dalle voci bianche di Torviscosa, per una massa complessiva chiaramente coesa. Significative le voci e gli strumenti solisti, nella non facile impresa di portare in superficie la caratterizzazione dei personaggi e le atmosfere curate da Bach con illuminata grandezza. La continua alternanza tra la narrazione dell’evangelista, con il tenore Daniel Johannsen molto adatto nel timbro e nella trattazione esegetica del testo, cui corrisponde un Gesù del basso Wilfried Zelinka austero e profetico, e le serie di ariosi, arie e corali che si succedono nell’elevazione del dramma, trova giusta misura nella funzione contemplativa e meditativa dell’opera. Elevata la lettura del primo alto Markus Forster, apprezzatissimo dalla sua entrata in apertura della seconda parte con Ach! Nun ist mein Jesus hin!, e ancora nell’aria Erbarme dich nell’invocazione di pietà. Plauso al basso Ewald Nagl, nell’aria Gebt mir meinen Jesum wieder!, con un pathos efficace portato fino ai recitativi finali. E ancora le voci femminili Maria Erlacher, Barbara Fink, Vaida Raginskyte, e il tenore Czesar Dima.
La profonda aderenza semantica insita nella Passione secondo San Matteo di Bach è chiara lungo tutta l’esecuzione, nei sensi allusivi, figurativi e simbolici. Luminosa e riflessiva al contempo la direzione di Paroni, assecondata dalla capacità di cori, solisti e orchestra, per una serata che resterà di lunga memoria.

 

(Il Messaggero Veneto, 29 luglio 2009, Alessio Screm).