Memorie e leggende ecco l’arte nel segno dei Vangeli Apocrifi

g_5_lbIllegio venerdì solleva il velo di mistero che ancora avvolge gli Apocrifi con il suo sesto grande evento espositivo, presentato ieri a Udine e dedicato all’arte che si è ispirata appunto agli scritti neotestamentari non canonici, ma neanche eretici.
Apocrifo sta per occulto, non autentico, di dubbia fede. È un termine che spesso ha portato a conflitti intellettuali e dottrinali, spirituali e storici, persino politici, a qualcosa di anti insomma. Ma è sempre sbagliato fare di ogni erba un fascio e sappiamo bene che gli Apocrifi del Nuovo Testamento sono tutti noti e non nascondono vie iniziatiche o cristianesimi alternativi; sappiamo anche che non sono tutti scritti eretici (come alcuni maturati in ambienti gnostici e giudaico-cristiani), scritti da evitare, da non far conoscere soltanto perché non inseriti nel Canone. Anzi, gli Apocrifi, molti degli Apocrifi, fanno parte di una letteratura popolare che è rimasta nella tradizione innervando e completando a volte gli stessi Matteo, Luca, Marco e Giovanni. E da lì si è passati alle arti figurative, che la mostra di Illegio Apocrifi – Memorie e leggende oltre i Vangeli esemplifica con dovizia di opere e autori. Il fine è chiaro ed è buono: siamo di fronte a una letteratura – e a un’arte – a volte fantastica ma sempre verosimile, alla quale dobbiamo la conoscenza di episodi che nell’immaginario collettivo cristiano, secolo dopo secolo, hanno assolto a un’importante funzione didattica e consolatoria laddove i quattro Evangelisti tacciono, ma non escludono. Pensiamo, per esempio, all’infanzia della Madonna e alla vita dei suoi genitori Anna e Gioacchino, ai tanti particolari sui Re Magi e sul presepe, ai 30 anni trascorsi da Gesù prima di cominciare la predicazione, al momento esatto della sua resurrezione, al transitus di Giuseppe, alla dormitio e all’assunzione di Maria. Oggi ne parliamo tranquillamente, fanno parte della nostra cultura e della nostra fede, eppure nei quattro Vangeli non ci sono. Li troviamo invece abbondantemente nel mondo dell’arte, con esempi di straordinaria bellezza che potremo ammirare in Carnia dal 24 aprile al 4 ottobre.
La mostra – come annunciato – sarà inaugurata venerdì, alle 16, dal ministro per i beni culturali Sandro Bondi e dal cardinale Leonardo Sandri, prefetto della congregazione per le Chiese orientali. L’evento è stato presentato nella stupenda e spiritualmente intima biblioteca del patriarca Delfino, nel Palazzo Patriarcale udinese, dall’arcivescovo monsignor Pietro Brollo, dal parroco di Tolmezzo e presidente del Comitato di San Floriano, monsignor Angelo Zanello, e dal curatore della mostra, don Alessio Geretti. Il saluto e l’apprezzamento per questa straordinaria iniziativa culturale sono venuti dai padroni di casa, monsignor Brollo e il professor Giuseppe Bergamini, direttore del Museo diocesano. Poi don Geretti ha fatto una breve e affascinante illustrazione del percorso espositivo. Come ci ha piacevolmente abituati il Comitato di San Floriano, intitolato al patrono del paesino carnico, anche questo sarà un percorso di fede e di cultura nel segno dell’arte alta: ammireremo un’ottantina di opere, fra le quali spicca, fiore tra i fiori, un Caravaggio giovanile (Riposo nella fuga in Egitto), tela misteriosa che negli ultimi 100 anni la galleria romana Doria Pamphilj aveva prestato soltanto a Londra, Parigi e Washington, negandola al Prado di Madrid. Don Geretti ha svelato il nome del committente (due mesi fa sono stati trovati dei documenti che conducono inequivocabilmente al cardinale Alfonso Vittrici), spiegando poi il messaggio cifrato nascosto nella musica (del fiammingo Noel Bauldewijn) che San Giuseppe ha in mano nel dipinto: «Vi anticipo che il messaggio parla del rapporto tra vita attiva e vita contemplativa. Per sapere il resto dovrete venire a Illegio…».
E a Illegio andremo in molti, per ammirare sì il Caravaggio, ma anche Tintoretto, Pomponio Amalteo, Andrea del Sarto, il Guercino (il suo Cristo resuscitato che appare alla Vergine fa bella mostra di sé sulla copertina del catalogo), Huys, Jouvenet, Nicola Grassi e Albrecht Dürer. Ricordiamo che la tela del Caravaggio sarà esposta per circa un mese, «ma lo spazio lasciato non resterà vuoto: arriverà – anticipa don Alessio – un’altra opera di straordinaria importanza».
E non dimentichiamo che gli Apocrifi hanno ispirato anche la letteratura (il tanto amato e odiato Codice da Vinci di Dan Brown), il teatro (Mistero buffo di Dario Fo), il cinema (Cammina cammina di Ermanno Olmi) e la musica, dove, se fra i moderni spicca La Buona Novella di Fabrizio De André, fra i classici risplende un monumento di fede come la Passione secondo Matteo di Bach. Potremo ascoltarla il 26 luglio nel duomo di Tolmezzo dalla prestigiosa orchestra di Bratislava Solamente naturali, dal Coro del Friuli Venezia Giulia, dal Coro della Cattedrale di Graz e dai bambini del Coro Artemia di Torviscosa. Sul podio per dirigere questo capolavoro del Grande artigiano ci sarà il friulano Paolo Paroni.

(Nicola Cossar – Il Messaggero Veneto – 21 aprile 2009)

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